Tatuaggio in Italia e la tradizione dei monaci Marcatori

Il tatuaggio in Italia: dove nasce, come si sviluppa e le prime tecniche di esecuzione

Il tatuaggio italiano ha origini lontanissime, come ci testimonia la mummia Ötzi rinvenuta nelle nostre Alpi: infatti portava sul suo corpo diversi tatuaggi di probabile scopo terapeutico. Ma in Italia dove nacque e come si sviluppò? In questo articolo cercheremo di trovare la risposta a questo quesito!

Il tatuaggio in Italia nei primi secoli d.C.

L’origine del tatuaggio tradizionale italiano ha una storia antichissima, basti pensare che già nell’antica Roma abbiamo testimonianze da parte di Svetonio e Plinio il Giovane: affermano infatti che gli schiavi venivano marchiati con il nome del proprio padrone o se sorpresi a rubare, venivano marchiati a fuoco sulla fronte. Anche i soldati Romani si facevano incidere sul corpo il nome dell’imperatore: questo poiché vennero in contatto con le influenze e le usanze dei Britanni e dei Traci che, come testimonia Erodoto, usavano marchiarsi tutto il corpo.

Il tatuaggio in Italia e il cristianesimo

Nel 325 d.C. l’imperatore Costantino stabilì un divieto inerente alla pratica dei tatuaggi: ovvero negava ai cristiani di tatuarsi in viso poiché deturpava ciò che Dio aveva “creato a sua immagine”; possiamo dedurre quindi che fosse un’usanza praticata anche degli stessi Cristiani, per riconoscersi tra individui della stessa fede. Questo portò anche al loro facile riconoscimento, da parte dei persecutori, che li individuavano più facilmente, fin quando non fu riconosciuta la fede Cristiana. Successivamente, nel periodo Medievale, con papa Adriano primo nel 787 d.C., al concilio di Nicea fu proibito del tutto. Negli anni a venire, con le successive bolle emanate dai papi successori che ne continuarono a vietare l’esecuzione, divenne una pratica clandestina.

Il tatuaggio Religioso

tatuaggi-storici-religiosi
tatuaggi storico-religiosi

Di stampo più recente, sono le testimonianze che risalgono agli anni del 1200: nel territorio marchigiano, il monastero di Loreto, a pochi passi dal convento di Sirolo fondato da San Francesco. La leggenda infatti narra che nei pressi del santuario in onore della vergine Maria di Lauretana, fossero presenti i cosiddetti monaci Marcatori Lauretani. Qui riproducevano le stimmate di San Francesco, marchiando i fedeli che vi si recavano in pellegrinaggio. I primi “tatuaggi” venivano eseguiti anche sulle spose, che si facevano imprimere il simbolo dello Spirito Santo; anche le vedove si facevano incidere con il segno del teschio con le tibie incrociate, la scritta del marito defunto e il motto “memento mori”.

Modus Operandi dei Monaci Marcatori

Il loro “catalogo” dei soggetti da tatuare, erano delle tavolette di legno su cui erano impressi i soggetti utilizzati che venivano usate come stampi; i temi trattati erano perciò strettamente legati alla sfera religiosa: inizialmente erano soggetti molto semplici come cuori, motti o simboli del proprio credo; successivamente si passò ad esecuzioni più complesse come la rappresentazione della vergine Maria o dello spirito santo. Per l’esecuzione utilizzavano un bastoncino con sopra tre punte d’acciaio e il colore lo ricavavano dal succo delle ciliegie mischiato con la cenere. Eseguivano un’incisione sulla pelle e la stringevano per farne rimanere il segno sulla pelle; con grande velocità, il monaco lauretano, con il suddetto bastoncino, tracciava puntini spessi nei contorni; successivamente stirava la pelle per evitare la fuoriuscita di sangue e spalmava l’inchiostro.

Il tatuaggio in Italia: da sacro a profano

Successivamente, con l’avvento di richieste da parte di persone che non professavamo la religione cristiana, come marinai dell’Adriatico, i monaci lasciarono spazio a marcatori profani: essi si aprirono quindi delle piccole botteghe aperte e a chiunque volesse marchiare la propria pelle con simboli sia religiosi che profani. Anche i crociati e i pellegrini in visita al Santo Sepolcro di Gerusalemme, usavano “tatuarsi” immagini religiose: come simbolo di riconoscimento nel caso in cui fossero stati spogliati di tutto e lasciati morire; infatti essendo marchiati con un simbolo cristiano, ne veniva garantita la sepoltura religiosa.

Il tatuaggio e la scienza

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tavola L’uomo Delinquente di Cesare Lombroso

Il tatuaggio successivamente sembrò essere scomparso fino alla pubblicazione del saggio di Cesare Lumbroso “L’uomo delinquente”. Da quanto si evince nello scritto, in cui chi si faceva marchiare era descritto come individuo delinquente, selvaggio e da emarginare, possiamo intuirne il motivo. Infatti l’800 fu uno dei periodi più fiorenti per la scienza e la conoscenza e riemerse la figura del tatuaggio in un’accezione negativa: chi si tatuava veniva visto appunto come un individuo selvaggio ed emarginato. Queste tesi non potevano comunque essere avvalorate da nessuna prova scientifica o empirica, ma nonostante ciò furono prese in grande considerazione. Ad avvalorale ci fu anche il diffondersi di queste “marchiature” soprattutto negli ambienti della malavita e tra i carcerati.

I primi tattoo shop in Italia

La rinascita del tatuaggio in Italia, la dobbiamo ai personaggi del secolo scorso che decisero di fare della propria passione un vero e proprio mestiere: Gian Maurizio Fercioni e Mino Spadaccini a Milano, Marco Pisa a Bologna, Gippi Rondinella a Roma, Maurizio Fiorini a Firenze. Questi cultori del tatuaggio, furono tra i primi ad aprire i tattoo Shop nella penisola Italiana: viaggiarono in tutto il mondo per imparare e conoscere nuove tecniche e stili provenienti da diverse culture; tra le mete che raggiunsero, ricordiamo lo studio di Herbert Hoffmann ad Amburgo e Tattoo Peter ad Amsterdam.

Il tatuaggio ai giorni nostri

Negli ‘60/’70, assistiamo a una nuova nascita del tatuaggio: attraverso la cultura hippy, nelle carceri americane e fra i motociclisti, arrivando a conquistare ogni strato sociale e individui di ogni età. Alla fine degli anni’90 e ai primi del 2000, la sua notorietà raggiunse l’apice: questo grazie alla spinta dei personaggi famosi, trasformandosi quindi, ai giorni nostri, in un vero e proprio fenomeno modaiolo. Purtroppo però ancora oggi, ci sono luoghi in cui questa manifestazione d’arte non è affatto ben vista! Per saperne di più leggi l’articolo “Il Tatuaggio in Giappone oggi“.

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