Il tatuaggio e la criminalità oggi: simbolo identificativo?

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Il tatuaggio e la criminalità oggi photocredit @znetitaly.altervista.org
Il tatuaggio e la criminalità oggi photocredit @znetitaly.altervista.org

Troppo spesso sentiamo parlare dei tatuaggi associati a personalità poco raccomandabili! Molto spesso le testate giornalistiche li inseriscono all’interno di notizie di cronaca, quasi come se fossero una delle cause scatenanti di determinati comportamenti malavitosi, senza che in realtà sia necessariamente cosi! Ma come mai? Veramente chi porta dei tattoo deve vedere la propria personalità definita dagli stessi?

Il tatuaggio e la criminalità oggi – Ultimamente abbiamo sempre più volte sottolineato come il mondo della tattoo art si sia diffuso a macchia d’olio sulle pelli di sempre più persone! Basti pensare che da una recente stima, è stato stabilito che in totale, la percentuale della popolazione mondiale che possiede almeno un tatuaggio, sia pari al 38% e vede l’Italia come il paese al primo posto come nazione più tatuata ( circa il 48%, seguita dalla Svezia con il 47% e dagli USA con il 46% )! Quindi come è possibile che al giorno d’oggi ancora dobbiamo sentire determinati luoghi comuni legati ai tattoo?

Irezumi Yakuza photocredit @vanillamagazine.it
Irezumi Yakuza photocredit @vanillamagazine.it

Prima di tutto dobbiamo fare un passo indietro, quando i tatuaggi effettivamente erano appannaggio esclusivo di gang ( quali skinhead e motociclisti ), gruppi chiusi, legati soprattutto al mondo marinaresco e alle carceri! Infatti se si analizza la storia del tatuaggio, possiamo vedere come abbia attraversato diverse fasi nel corso dei decenni e come effettivamente diversi associazioni criminali in tutto il mondo, li utilizzassero come simbolo di appartenenza e rappresentassero un vero e proprio linguaggio in codice: basti pensare al tatuaggio criminale russo o ai tattoo giapponesi utilizzati da associazioni mafiose come la Yakuza, i cosiddetti Irezumi! Ma sembra che in molti si siano dimenticati che oltre ai suddetti impieghi, il tatuaggio possieda un forte legame anche con i monaci Lauretani! Ad oggi quindi ci sembra pressoché impossibile fare delle considerazioni simili!

Basti pensare che le donne, soprattutto tra i 20 e i 40 anni, rappresentino la fetta maggiore della clientela in questo mercato! Per non parlare dei tattoo piccoli e minimal che ultimamente hanno riscosso un successo a dir poco incredibile, anche all’interno del mondo dello spettacolo! Questo però non ha impedito ai cosiddetti “ben pensanti” di enunciare giudizi di vario genere e continuare a portare avanti delle idee a dir poco antiquate!

Un esempio clamoroso ci viene offerto dal parroco di San Martino Valle Caudina, che scagliandosi contro il vincitore del 69° Festival di Sanremo, Mahmood, non ha potuto fare a meno di criticare non solo la sua musica e, più nel dettaglio, la sua canzone, ma non si è dimenticato di menzionare il fatto che sia pieno di tatuaggi; ha dunque fornito un’”attenta” e “ponderata” descrizione del giovane “straniero” ( cosa davvero ridicola dal momento che il giovane nasce a Milano ed è figlio di una sarda ), definendolo appunto per la sua cattiva musica, per il fatto che non sia italiano e che sia tutto tatuato! Ma tra le sue affermazioni, quella che più ci fa sorridere è il fatto che effettivamente l’arista possegga dei tatuaggi, ma non così tanti e imponenti come sosterrebbe il parroco, forse sviato dal videoclip della canzone “Soldi”: infatti il tattoo che si fa eseguire da uno dei maestri della tattoo art, Gian Maurizio Fercioni, nel video, è in realtà un fake! Una menzione dunque, che sinceramene a noi sfugge di senso logico e la cui critica musicale ci appare quasi del tutto assente, nonostante fosse quello l’intento!

Ma andiamo avanti, perché di esempi ce ne sono davvero diversi! Ad esempio troviamo i due giovani di Acilia, Lorenzo Marinelli e Daniel Bazzano, che lo scorso 3 febbraio hanno “erroneamente” sparato ad un giovane in presenza della sua fidanzata, lasciandolo paralizzato. È stata una notizia di cronaca che, giustamente, ha sconvolto tutto il pubblico, e noi non abbiamo nulla da ridire sulla pessima condotta dei ragazzi, anzi! Ma ciò che ci salta subito all’occhio è che nella cruenta descrizione dei due delinquenti, ad opera di un importante testata giornalistica, un paragrafo viene riservato ai loro tatuaggi, come se fossero un marchio distintivo di un gruppo di persone da cui non ci si possa puoi aspettarti nulla di meno! Rimaniamo sempre più attoniti!

Michele Minichini photocredit @giustizianews24.it_
Michele Minichini photocredit @giustizianews24.it_

Ma continuiamo nella nostra ricerca e troviamo un accurato profilo psicologico e biografico di un giovane ras della malavita napoletana: Michele Minichini! Anche qui nel titolo dell’articolo, non poteva mancare una menzione speciale ai nostri tattoo! Infatti sembra essere proprio una delle colonne portanti della notizia, in cui le alleanze malavitose del giovane e il rinomato, non per opere buone naturalmente, nome della famiglia, vengono celebrati da diversi tatuaggi sul viso e sulla testa… Giudicate voi!

In conclusione…

Quello che ci chiediamo noi quindi, è come sia possibile che i tatuaggi, nel bel mezzo di un articolo di cronaca, siano inseriti al suo interno come identificazione di una categoria di persone poco raccomandabili! Lo ribadiamo poiché sembra veramente impossibile che nel XXI secolo sia ancora questa l’associazione che molti continuano a portare avanti!

A voi è successo di essere vittime o di aver assistito a comportamenti e giudizi simili? O voi stessi vi siete ritrovati dall’altra parte, sostenendo la tesi che chi porta dei tatuaggi debba essere definito dagli stessi? Fatecelo sapere nella nostra sezione commenti!

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